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Des spectacles de Yassine Belattar annulés après l'article de Marianne

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Il y a une semaine, l’hebdomadaire publiait un article au vitriol érigeant Yassine Belattar en figure dangereuse du communautarisme musulman. Aujourd'hui, vendredi 22 décembre, l'humoriste raconte sur son compte Twitter que plusieurs dates de son dernier spectacle, "Ingérable", ont été annulées à Bordeaux, Nancy ou encore Marseille.

Nouveau Dieudonné

"De quoi le public veut-il se gaver ? De ce rire qui ordonne à l'éclairagiste d'allumer pour voir 'où sont les Blancs, les Noirs, les Rebeus' [...] Yassine Belattar est-il iconoclaste et unitaire, comme le prétend son entourage, son enrobage ? Ou bien shooté à un néoracisme qui rêve d'occuper le haut du pavé contestataire, entre les pétitions d'intellos fourvoyés et les ateliers pour 'racisés' ?" C'est par cette diatribe que la journaliste de Marianne introduit son portrait à charge de l'humoriste.

Comparé à Dieudonné, il est accusé de promouvoir, dans son spectacle, une position anti-laïque, niant l'existence de l'islamisme. Et la journaliste de prendre à parti les médias pour lesquels il intervient, les renvoyant à leur "irresponsabilité".

"Un spectacle est un véhicule culturel et moral"

Yassine Belattar déplore qu'un "article mensonger" mette en péril le "véhicule culturel et moral" qui selon lui définit un spectacle.

Libération, pour qui il a signé plusieurs papiers, n'a pas hésité à se positionner en faveur de Belattar, arguant qu'on peut trouver "le polémiste médiatique à la fois provocant, agaçant, excessif, amoureux des clashs et des projecteurs. On peut se retrouver en désaccord avec lui. Oui… on le peut parfaitement. En revanche, on ne peut pas, sauf à vouloir délibérément travestir la réalité, écrire que la croisade de Belattar est le 'déni de l’islamisme', ou la promotion d’un comique communautaire musulman. Car c’est exactement le contraire."

En écho, de nombreux messages de soutien ont été publiés sur les réseaux sociaux. Quand d'autres ont félicité l’hebdomadaire.



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guzzettg
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A Winnipeg nascerà l’Inuit Art Center. Mentre alla Biennale arriva il collettivo Inuit Isuma

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La notizia viene dal Canada, più precisamente dalla città di Winnipeg, la Capitale del Manitoba, con il suo inverno rigidissimo e la sua grande passione per l’arte. Winnipeg è stata definita il settimo cerchio infernale e il suo nome significa palude, ma più che palude si tratta di un deserto di neve a solo un giorno di cammino da Minneapolis. Tante le gallerie, i curatori, gli artisti provenienti da questa terra, tanti gli spazi no-profit, tanta la street art. E presto la città si arricchirà anche di un centro dedicato all’arte Inuit. Lo spazio diventerà la più grande casa al mondo dedicata all’arte di questo piccolo popolo artico, discendente dai Thule, che insieme agli Yupik rappresenta uno dei principali gruppi della stirpe Eschimese.

Inuit Art Center, rendering
Inuit Art Center, rendering

IL CENTRO INUIT

Il centro, che conterà su una collezione di 13.000 pezzi di arte contemporanea e tradizionale, sarà parzialmente finanziato dal governo della Provincia del Manitoba, ma costerà in totale 65 milioni di dollari, 50 dei quali già raccolti (15 ad esempio sono stati stanziati dal governo del Canada, 10 dalla provincia del Manitoba e 5 dalla città di Winnipeg). Sarà articolato in più spazi, magazzini, studi, teatri, programmi educativi e sarà pronto, con i suoi quasi 4000 mq di superficie, entro il 2020. Il progetto nasce dalla Winnipeg Art Gallery, creata nel 1937 ed uno dei più antichi centri d’arte del Canada. Con la nascita dell’Inuit Art Centre, la WAG continuerà a lavorare sui programmi educativi, tuttavia il nuovo spazio sostituirà del tutto il precedente. Nel frattempo un bel sito, ricco di storie di artisti Inuit è stato creato e accompagnerà i futuri visitatori e i curiosi nella scoperta dell’arte di questo popolo, verso la nascita del centro.

Inuit Art Center, rendering Michael Maltzen Architecture
Inuit Art Center, rendering Michael Maltzen Architecture

E ALLA BIENNALE…

La nascita dell’Inuit Art Center ha il sapore della riscoperta delle radici, ma anche del risarcimento: i nuovi modelli di vita e i mutamenti sociali hanno avuto un forte impatto sull’ecologia, fondamentale nella storia di questo popolo, e sulla cultura Inuit, con un progressivo snaturamento della stessa e conseguenti problematiche identitarie. Sul sito infatti si legge: “Mentre il Canada cerca strade per una riconciliazione significativa, abbiamo tutti un ruolo da svolgere. L’Inuit Art Center aprirà nuove strade per sanare queste problematiche, in quanto collega Nord e Sud e ci riunirà per incontrare, condividere, creare e comprendere”. Particolare senso assume la nascita di questo centro anche alla luce della assegnazione del Padiglione Nazionale Canadese alla Biennale di Venezia 2019, che sarà diretta da Ralph Rugoff, agli Isuma, che in inuktitut – la lingua eschimo-aleutina parlata dal popolo Inuit in Canada – significa “pensare” o “essere in raccoglimento”, come riporta Desirèe Maida nel suo articolo su queste colonne, tracciandone un profilo. Si tratta di un collettivo fondato nel 1990 da Zacharias Kunuk, Norman Cohn, Paul Apak Angilirq (1954-1998) e Pauloosie Qulitalik (1939-2012) per preservare e raccontare la cultura e il linguaggio del popolo Inuit in tutto il mondo attraverso la video arte. Nel 2008 gli artisti, entrambi scomparsi, hanno creato IsumaTV, il primo sito web al mondo dedicato all’arte Inuit, con oltre 6mila film e video in 84 lingue. L’archivio Igloolik Isuma, conservato alla National Gallery of Canada Library and Archives, con migliaia di ore di filmati grezzi e interviste agli anziani Inuit, raccoglie e tramanda la cultura delle comunità eschimesi.

Santa Nastro

http://inuit.wag.ca/

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guzzettg
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Dürer, Courbet, Boldini, Carrà e Picasso. Ecco le grandi mostre che ci attendono nel 2018

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Carlo Carrà, I Nuotatori, 1932. Oil on canvas, 63,5 x 108,5 cm. Augusto e Francesca Giovanardi Collection
Carlo Carrà, I Nuotatori, 1932. Oil on canvas, 63,5 x 108,5 cm. Augusto e Francesca Giovanardi Collection

Un viaggio che parte dal Rinascimento per giungere al Cubismo, attraversando le temperie del Realismo, della Belle Époque e della Metafisica. Attorno a queste stagioni della storia dell’arte ruoteranno alcune delle grandi mostre che inaugureranno in Italia nel 2018 e che saranno dedicate agli artisti più amati di tutti tempi. Milano è una delle città che accoglierà molte delle esposizioni più attese, come la mostra che indagherà l’influenza che ebbero, sull’arte di Albrecht Dürer, i maestri del Rinascimento italiano, o quella dedicata al pittore Carlo Carrà, che ritornerà a Palazzo Reale con una grande retrospettiva dopo trent’anni. Nella stessa sede – e quasi in contemporanea, il prossimo autunno – 350 opere provenienti dal museo dedicato a Pablo Picasso a Barcellona restituiranno al pubblico un affascinante approfondimento sui lavori a tema o di ispirazione mitologica realizzati dall’artista spagnolo. Una nostalgica ma sempre di moda atmosfera fin de siècle farà da sfondo alla mostra che Palazzo dei Diamanti a Ferrara dedicherà a Giovanni Boldini, approfondendo, in particolare, il rapporto tra l’artista e il sistema dell’alta moda parigina. Sempre a Ferrara, ma in autunno, sarà poi la volta di una retrospettiva su Gustave Courbet, considerato uno dei padri del Realismo ma di cui, in questa mostra, sarà svelato l’inaspettato talento di paesaggista. Ma adesso ecco i dettagli sulle mostre che abbiamo selezionato per voi.

– Desirée Maida

ALBRECHT DÜRER E I MAESTRI ITALIANI

Albrecht Dürer, Gesù fra i dottori, 1506. Prestatore: Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza. © 2017. Museo Thyssen-Bornemisza / Scala, Firenze
Albrecht Dürer, Gesù fra i dottori, 1506. Prestatore: Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza. © 2017. Museo Thyssen-Bornemisza / Scala, Firenze

Albrecht Dürer e il Rinascimento fra la Germania e l’Italia è il titolo della mostra che il prossimo 21 febbraio inaugurerà al Palazzo Reale di Milano. Curata da Bernard Aikema con la collaborazione di Andrew John Martin, l’esposizione raccoglierà una selezione di 130 opere realizzate da Albrecht Dürer (Norimberga, 1471 – 1528) e da alcuni dei suoi più importanti contemporanei tedeschi e italiani, che metteranno in luce l’affascinante quadro di rapporti artistici tra nord e sud Europa tra la fine del Quattro e l’inizio del Cinquecento, il dibattito religioso e spirituale come substrato culturale delle opere di Dürer, il suo rapporto con la committenza attraverso l’analisi della ritrattistica, dei soggetti mitologici, delle pale d’altare, la sua visione della natura e dell’arte tra Classicismo e Anticlassicismo, la sua figura di uomo e le sue ambizioni d’artista. Lucas Cranach, Albrecht Altdorfer, Hans Baldung Grien, Giorgione, Andrea Mantegna, Leonardo da Vinci, Giovanni Bellini e Lorenzo Lotto sono alcuni dei nomi dei maestri in mostra, un’occasione per rivedere o scoprire le pietre miliari della storia dell’arte europea.

Milano // dal 21 febbraio al 24 giugno 2018
Albrecht Dürer e il Rinascimento fra la Germania e l’Italia
Palazzo Reale
http://www.palazzorealemilano.it

IL RITORNO DI CARLO CARRÀ A MILANO

Carlo Carrà, I Nuotatori, 1932. Oil on canvas, 63,5 x 108,5 cm. Augusto e Francesca Giovanardi Collection
Carlo Carrà, I Nuotatori, 1932. Oil on canvas, 63,5 x 108,5 cm. Augusto e Francesca Giovanardi Collection

A trent’anni dall’ultima rassegna dedicatagli a Palazzo Reale, la mostra curata da Maria Cristina Bandera in collaborazione con Luca Carrà ripercorre l’intero percorso artistico di Carlo Carrà  (Quargnento, 1881 – Milano 1966) attraverso le sue opere più significative: dalle prove divisioniste, i grandi capolavori che ne fanno uno dei maggiori esponenti del Futurismo e della Metafisica, i dipinti ascrivibili ai Valori Plastici, fino ai paesaggi e alle nature morte che attestano il suo ritorno alla realtà degli anni Venti, non senza trascurare le grandi composizioni di figura risalenti agli anni Trenta.

Milano // dal 4 ottobre 2018 al 3 febbraio 2019
Carlo Carrà
Palazzo Reale
http://www.palazzorealemilano.it

IL MITO SECONDO PABLO PICASSO

Pablo Picasso in La Californie, Cannes 1957 - Irving Penn
Pablo Picasso in La Californie, Cannes 1957 – Irving Penn

Affascinato dal sentimento piuttosto che dalla forma, Pablo Picasso (Malaga, 1881 – Mougins, 1973) fa della bestialità e del repertorio mitologico il tema che incontra la sua estetica. Picasso e il mito è il titolo della mostra curata da Pascale Picard che indagherà, attraverso 350 opere provenienti dal Museo Picasso di Barcellona e suddivise in cinque sezioni, l’influenza che il repertorio iconografico della mitologia ha esercitato sul lavoro del pittore spagnolo. Tra i riferimenti ricorrenti nelle opere di Picasso, ritornano le immagini di esseri ibridi (fauni, centauri e minotauri) intimamente lacerati tra l’umanità e l’animalità, bene e male, vita e morte. E si incontrano la violenza della guerra come quella della corrida, la fantasia sfrenata e l’erotismo.

Milano // dal 18 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019
Picasso e il mito
Palazzo Reale
http://www.palazzorealemilano.it

I RITRATTI “MODAIOLI” DI GIOVANNI BOLDINI

Giovanni Boldini, La marchesa Luisa Casati con un levriero, 1908. Collezione privata © Bridgeman Images
Giovanni Boldini, La marchesa Luisa Casati con un levriero, 1908. Collezione privata © Bridgeman Images

Boldini e la moda è il titolo della mostra curata da Barbara Guidi con la collaborazione di Virginia Hill che inaugurerà il prossimo 16 febbraio a Palazzo dei Diamanti a Ferrara e indagherà il particolare feeling che legava Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931) alla voluttuosa eleganza delle donne appartenenti alle élite cosmopolite europee, soggetti prediletti dei suoi celebri ritratti. Affermatosi nella Parigi tra Otto e Novecento, baricentro di ogni tendenza dell’eleganza e della modernità, Boldini ha dato vita ad una formula ritrattistica chic e “alla moda” con la quale ha immortalato i protagonisti e le celebrities di un’epoca mitica, da Robert de Montesquiou a Cléo de Mérode, da Lina Cavalieri alla marchesa Casati. Grazie a una pittura accattivante, che unisce una pennellata nervosa e dinamica all’enfatizzazione di pose manierate e sensuali volte ad esaltare tanto le silhouette dei modelli quanto le linee dei loro abiti, Boldini afferma una personale declinazione del ritratto di società che diviene un vero e proprio canone, modello di stile e tendenza che anticipa formule e linguaggi del cinema e della fotografia glamour del Novecento.

Ferrara // dal 16 febbraio al 2 giugno 2018
Boldini e la moda
Palazzo dei Diamanti
http://www.palazzodiamanti.it

I SORPRENDENTI PAESAGGI DI GUSTAVE COURBET

Gustave Courbet, L’onda, 1869. Francoforte, Städel Museum © Städel Museum Artothek
Gustave Courbet, L’onda, 1869. Francoforte, Städel Museum © Städel Museum Artothek

Provocatore, padre del realismo e uomo dalla personalità complessa, Gustave Courbet (Ornans, 1919 – La Tour-de-Peilz, 1877) fu anche un eccellente paesaggista, che considerava la natura la sua principale fonte di ispirazione: non a caso due terzi della sua produzione sono costituiti da panorami, vedute, scorci, orizzonti, lande campestri, in cui il protagonista è l’elemento naturale. Per la prima volta dopo circa cinquant’anni dall’ultima rassegna a lui dedicata, Gustave Courbet torna in Italia, a Palazzo dei Diamanti a Ferrara, con un’importante retrospettiva curata da Vincent Pomarède, Dominique de Font-Réaulx, Isolde Pludermacher, Maria Luisa Pacelli e Barbara Guidi che racconterà la carriera del grande maestro francese approfondendo, in particolare, la sua ampia produzione di paesaggi e il suo singolare rapporto con la natura. L’esposizione presenterà circa cinquanta tele e condurrà il visitatore alla scoperta di spettacolari marine spesso scosse dalla tempesta, misteriose grotte e i capolavori realisti della maturità.

Ferrara // dal 22 settembre 2018 al 6 gennaio 2019
Courbet e la natura
Palazzo dei Diamanti
http://www.palazzodiamanti.it

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guzzettg
121 days ago
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Auður Ava Olafsdottir, Ör

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audur-ava-olafsdottir-or.jpgDeuxième lecture d'un roman d'Auður Ava Olafsdottir, deuxième expérience réussie bien qu'un peu étrange.

Jónas Ebeneser est au bout du rouleau. Cela fait 8 ans et 5 ans mois qu'il n'a pas touché de corps féminin nu. Ebeneser connait la date au jour près. Son épouse l'a quitté en lui annonçant brusquement que leur fille n'est finalement pas de lui. Ebeneser aime bricoler, réparer. Il ne sait faire que ça, c'est devenu un réflexe, voire, un moyen de communiquer. Il rend régulièrement visite à sa mère en maison de retraite, échange avec un voisin un peu envahissant et entretient de bonnes relations avec cette fille dont on vient de lui retirer la paternité.

Menant en apparence une vie tranquille, Ebeneser est malheureux et pense sans cesse au suicide. Il se documente en ligne, réfléchit à la meilleure façon de mettre fin à ses jours. Emprunte le fusil de son voisin, qui comprend mais n'ose pas refuser, avant de lui rendre visite à l'improviste en fin de soirée - alors qu'Ebeneser explorait la piste d'une pendaison à la maison.

Finalement, notre anti-héros décide de faire les choses proprement, avec le moins de contraintes et de traumatisme possible pour ses proches. Il vend sa société et fait verser l'argent sur le compte de sa fille, fait le vide chez lui (mais retrouve des carnets personnels qu'il conservera finalement) puis cherche un pays tout récemment ravagé par la guerre pour partir se supprimer en présence d'inconnus. 

Mais à son arrivée dans ce pays truffé de mines, où des massacres ont été commis quelques semaines plus tôt, le cours des choses va doucement s'inverser. Même si Ebeneser ne tient pas compte des conseils des gérants de son hôtel et prend des risques inconsidérés lors de ses sorties, il va retarder le moment de son suicide. En aidant à réparer l'hôtel (il est parti avec sa caisse à outils). En rachetant des chemises (ayant prévu de mourir peu de temps après son arrivée, il n'avait emporté aucun vêtement de rechange). Finalement, sa résolution initiale est questionnée lors de la confrontation avec un monde ravagé. Et les rencontres faites sur place vont contribuer à ébranler la résolution d'Ebeneser.

Un roman déconcertant mais passionnant, extrêmement original, porté par un héros a priori un peu lisse mais au final surprenant et très attachant. C'est le genre de roman que je pourrais volontiers relire après quelques années.

Une participation à la LC autour d'Auður Ava Olafsdottir.

3,5coeurs.jpg

 

 

240 p

Auður Ava Olafsdottir, Ör, 2016

decembre nordique.jpg

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guzzettg
121 days ago
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Maggie Nelson, nouvelle voix de la non-fiction américaine

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Après avoir mené l’enquête sur le meurtre de sa tante, la poètesse et essayiste Maggie Nelson fait entendre sa voix singulière dans « Les Argonautes ». Un récit d’amour fou où elle questionne l’identité, la famille et la maternité.

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guzzettg
121 days ago
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Fisheye : jeux de pouvoir entre photographie et politique (no 22)

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Le magazine photo Fisheye consacre son dernier numéro aux jeux de pouvoir entre photographie et politique. Un excellent magazine et un excellent dossier/numéro.

La présentation du numéro :

2017 sera une année politique intense, entre l’élection d’un nouveau président de la République en mai prochain et celle de l’Assemblée nationale en juin. Une belle occasion pour examiner les relations entre photographes et hommes politiques qui s’affrontent régulièrement sur les questions de pouvoir de l’image et de l’image du pouvoir. Les regards d’une douzaine d’auteurs nous ont servi de guides dans cette enquête et nous ont conduits dans des rédactions, print et web, et sur les réseaux sociaux. Une façon de décrypter comment, de l’information à la propagande, les images tentent de prendre le pouvoir sur nos consciences.

Consulter le sommaire et certaines pages de cet excellent numéro : https://issuu.com/fisheye-magazine/docs/fe22_issuu

Le site du magazine pour s’y abonner : https://www.fisheyemagazine.fr/en-kiosque/#sommaire

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guzzettg
472 days ago
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